Io non perdo nessun cazzo di diritto.
Le cose vanno ripetute finché non lo capiscono.
Le cose vanno ripetute finché non lo capiscono.
Oggi, su quel covo di rivuluzionari che sono i social network, si dava grande spazio a un articolo che diceva, sostanzialmente, non siete andati a votare? Adesso vi fottete, cazzi vostri, mo’ non vi potete più lamentare. Mi scuso per la traduzione in Amlese, ma io traduco in capa a me, così capisco pure io. [...]
1) Sono bravi tutti a fare i populisti, però governare è un’altra cosa.
2) Questa è antipolitica, la politica seria è un’altra cosa.
1) Quelli con la fascetta con la frase elogiativa firmata dall’amante dell’autore.
2) Quelli coi titoli che evocano cose passate (il princisbecco, i profumi, le campane delle chiede di paese)
1) Quello che dice show, don’ tell.
2) Quello che ti segue su Facebook di nascosto per tre anni, poi ti chiede l’amicizia poi il giorno dopo te la leva.
Post brevissimo: questo il post di Grillo. Questa la notizia su Repubblica. Questa è la notizia commentata su un blog autorevole. Secondo questo blog, togliere i soldi PUBBLICI ai giornali significa dire stop al contropotere.
1) L’umbriacone da bar. Si tratta di una posizione molto ambita, consistente in genere nello starsi seduti davanti a un bar, attaccare bottone con amici e sconosciuti allo scopo di farsi offrire campari soda e ceres: offre l’indubbio vantaggio di una solida rete di relazioni sociali.
2) Il regista de sinistra. Facile, altamente remunerativo, fatica poca e tanti parties. Unico requisito, essere figlio di un regista, un critico o un ministro de sinistra.
Leggo con piacere che l’ingegner Carlo De Benedetti ha dato alle stampe un nuovo, imperdibile libro. Per i tipi di Einaudi, di proprietà, come tutti sapete, dell’illetterato Silvio Berlusconi. E mi pare che sia sempre lui, che come sapete con Berlusconi è in causa, l’autore di questo libro qua (se sbaglio correggetemi), in coppia col suo dipendente capelluto,
Ieri la battuta sulla Melandri presidente del Maxxi l’ho fatta pure io, lo ammetto, e con questo post intendo fare ammenda. Perché è troppo facile, e io quando una cosa è tanto troppo facile m’insospettisco subito e, qui sta il guaio, comincio a pensare. E mi è subito venuto in mente, perché la Melandri no?
C’è un motivo valido per non segnalarvi mai la roba che mi piace; insomma, qua sul blog sto sempre a bestemmiare contro qualcuno e qualcosa, così che capita che qualcuno mi scriva dicendo: ma a te non piace mai un cazzo?, e di seguito: perché non mi consigli qualcosa, un libro, un film?
Con i miei poteri di lucido intellettuale io vi dico che: in qualche ufficio qualcuno sposato si chiaverà qualcuna sposata; in qualche università qualche prefessore si venderà gli esami; in qualche sport qualche atleta farà uso di doping
Certo, che a vederlo come nella foto, un clone leggermente più femmineo di Saviano, lo dovevate capire che prima o poi Giuliano Sangiorgi si sarebbe dato alla letteratura, ovviamente facendo venire i descenzielli a parecchia gente. Vi dico subito che a me la cosa non fa né caldo né freddo, poi vi spiego il perché
La prossima volta che nasco voglio fare come a loro, voglio essere quello intelligente per definizione.
Diciamoci la verità: come dittatura, Cuba fa oggettivamente schifo al cazzo. Cioè, che dittatura è quella che permette a una blogger dissidente di andarsene in giro e di far parlare di sé sui media occidentali? Ve lo dico io, una dittatura fatta male.
Non ho assolutamente niente contro Zingaretti, che ieri si è candidato a governare il Lazio. Ripeto, assolutamente niente. Però, il fatto è questo: che ieri, durante la conferenza stampa per annunciare la sua candidatura, gli è scappato un tremendo mi hanno imparato.
Dopo i settantadue minuti di risate seguiti alla proposta di candidare la Melandri alla Regione, il PD ha deciso di candidare Zingaretti, il che apre tutta una nuova serie di scenari politici. Vediamo quali:
Io a Matteo Renzi non lo sopporto. Non sopporto a lui, non sopporto il suo tremendo accento fiorentino (che se lo usiamo noi napoletani, il nostro accento, siamo cafoni, se lo usa lui fa figo), non sopporto il suo modo di sedersi, di stare in piedi, di camminare, di guardare. Non sopporto la sua stucchevole campagna per le primarie copiata un po’ da Prodi, un po’ da Nixon e molto da Peter Florrick. Non sopporto il suo campaign manager, il brillante Gori.
Voi lo sapevate che è morto Shlomo Venezia? Quando è stata battuta la notizia dalle agenzie, sembravano conoscere tutti la storia del sopravvissuto all’Olocausto. Tutti tranne un importante e autorevole quotidiano che è stato sgamato dal mio amico Maurizio Syd Troilo a scopiazzare malissimo da Wikipedia un breve riassunto della vita del sig. Venezia.
Le ultime parole fumose